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La Commissione RodotĂ 

Leggi anche;Stefano RodotĂ ,

La Commissione Rodotà fu nominata il 14 giugno 2007 con decreto del Ministro della giustizia e incaricata di redigere uno schema di disegno di legge delega per la riforma delle norme del Codice Civile sui beni pubblici. La Commissione consegnò la sua relazione al Ministro nel febbraio del 2008.[1]


DIAMO UNA CORNICE GIURIDICA AI BENI COMUNI

DIAMO UNA CORNICE GIURIDICA AI BENI COMUNI
Il Manifesto del 5 marzo 2019

Siamo d’ accordo con Riccardo Petrella, maestro con cui ben di rado ci è capitato di essere in disaccordo. Il capitalismo globale ha assunto tutti i tratti del "tecnofascismo" e la trasformazione continua di beni comuni in capitale, dopo aver travolto l’ ambiente ed ogni ecosistema, ora aggredisce direttamente l’ umano, rendendolo a sua volta merce.

Con la strutturazione finanziaria e cognitiva di questo tardo capitalismo, l’illusione di volare (ossia di crescere), mentre invece stiamo precipitando, si nutre di nuovi apparati ideologici che abbattono il senso critico. In questo scenario il Comitato Rodotà, che abbiamo contribuito a fondare dopo un Convegno ai Lincei dello scorso 30 novembre, e che a breve potrà annunciare dopo poco più di un mese dall’inizio della raccolta nazionale, il raggiungimento delle prime 50.000 firme, cerca di evitare il disfattismo ma anche il velleitarismo.

Di fronte ai dati sul cambiamento climatico e alla relativa marginalità dell’Italia nel panorama globale, ci si può facilmente rassegnare pensando che non valga più la pena di lottare. Per converso, fra i molti che non smettono di lottare, prevale (e questo traspare anche dalle note di Petrella) il senso per cui “ci vuole ben altro” rispetto all’inserzione dei beni comuni e delle generazioni future come nozione giuridica al cuore del nostro sistema proprietario (ossia il Libro III del Codice Civile e gli artt. 9, 42 e 43 della Costituzione).

Noi siamo consci che ci voglia ben altro ma da qualche parte occorre iniziare e il Ddl Rodotà che ha generato in Italia e all’estero un importante cultura giuridica dei beni comuni deve diventare Legge. Ciò non basta perché la legge non serve a nulla se la cultura generale non è pronta a recepirla. Per questo abbiamo iniziato un cammino di ecoalfabetizzazione nazionale con tappe di discussione in ogni città e con gruppi spontanei che si incontrano che già ha fatto ripartire una discussione sui beni comuni che purtroppo in questi ultimi quattro anni è stata quanto mai autoreferenziale, monopolizzata dai protagonisti di alcune esperienze di avanguardia assolutamente marginali.

Noi pensiamo che dopo il referendum del 2011, grazie al quale il popolo italiano ha salvato dalla privatizzazione circa 200 miliardi di euro, i beni comuni appartengano a tutti e che proprio a tutti si debba rivolgere la campagna, in primis culturale, necessaria per difenderli. La necessità di liberarsi dalla obsoleta e formalistica nozione del demanio pubblico costruendo un diritto che va dalla natura dei beni al loro regime e non viceversa, era avanzatissima e innovativa 10 anni fa. Oggi è urgente perché nuove privatizzazioni incombono e il lavoro critico da svolgere per superare l’ottusità generata dalla contrapposizione ideologica fra pubblico e privato, di cui si pasce l’ ideologia del costituzionalismo borghese, è davvero imponente (come dimostrano alcune reazioni scomposte alla nostra proposta). Quindi benissimo discutere come suggerisce il compagno Azzariti, ma sempre ricordando che una cosa è discutere una cosa è fermarsi per far solo quello.

Se avessimo dato retta a quanti ci invitavano a fermarci a discutere quando mettemmo online i quesiti del Referendum contro il Decreto Ronchi nel novembre 2009 li avremmo magari vinti ma a privatizzazioni (fissate per il dicembre 2011) già avvenute! Bisogna saper capire quando sta passando l’ ultimo treno. In un panorama di degrado politico drammatico, con in vista solo tempi bui, occorre dare una canalizzazione istituzionale al vento dell’ecologismo, interpretato dalle generazioni future che pagheranno il conto della nostra ottusità. Per questo il 15 marzo, in occasione del Friday for Future il Comitato Rodotà per i beni pubblici e comuni (www.benipubbliciecomuni.it) porterà banchetti in almeno 100 piazze per dare ai neo maggiorenni la possibilità di esercitare un diritto costituzionale, spiegando loro di che si tratta.

Per questo stiamo costruendo la Cooperativa delfino ad azionariato intergenerazionale, una istituzione del comune oltre il pubblico e il privato (per dirla con Maria Rosaria Marella) che saprà diventare un potente e strutturato antagonista dei troppi soggetti giuridici squalo che, tanto privati quanto pubblici, praticano devastanti politiche estrattive. Troppo poco? Noi questo proviamo a configurare come un percorso concreto e davvero aperto che non si limiti ai moniti e agli auspici. Camminando si può continuare a discutere.

Alberto Lucarelli e Ugo Mattei

Link dell'articolo:

Le 100 Piazze del Comitato RodotĂ 

Le 100 PIAZZE DEL COMITATO RODOTA'
il 15 marzo 2019, in tutta italia, il Comitato RodotĂ  ha aderito ufficialmente allo sciopero del "Global Climate Strike For Future", e lancia l'appuntamento in 100 piazze italiane.
L'impegno in tutto il Paese è duplice:
  • raccogliere le firme per la legge d'iniziativa popolare e
  • proporre le sottoscrizioni di azioni per la SocietĂ  Cooperativa di Mutuo Soccorso intergenerazionale.
 Un modo concreto per essere testimonianza e per lavorare insieme a cittadine e cittadini, in tutto il mondo, che lavorano e lottano per consegnare un mondo migliore alle generazioni che verranno.
Scegli la piazza della tua cittĂ  e contattaci: ACCETTA LA SFIDA, IL FUTURO CI RIGUARDA!

Per informazioni, richiesta di evento, supporto, materiale e moduli firme, scrivere a benicomunisovrani@gmail.com
Il  link al sito del Comitato RodotĂ , "collabora con noi": COLLABORA

Il link al sito ufficiale del Global Climate Strike: http://Globalclimatestrikeforfutur.wesign.it/en Evento facebook 100 piazze: https://www.facebook.com/events/309775756396606

Ugo Mattei - Un azionariato popolare per i Beni Comuni (Il Fatto Quotidiano 2019-02-19)

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I Beni Comuni al centro di una rinnovata iniziativa popolare (Il Corsaro 2019-02-18)

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Gaetano Azzariti: Sui beni comuni la bussola resta la Commissione RodotĂ  (8 Febbraio-2019)

Il Prof. Gaetano Azzariti pubblica .......Un invito alla responsabilità comune e una preghiera: non dissipiamo inutilmente la lezione di Stefano Rodotà – il padre riconosciuto dei beni comuni – il quale ci ha indicato una rotta, sta a noi percorrerla. Un lascito di cui nessuno può ritenersi unico interprete, ma che tutti rischiamo di perdere...

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Alberto Lucarelli risponde al dott. Paolo Maddalena

Alberto Lucarelli
Ordinario di Diritto Costituzionale
UniversitĂ  di Napoli Federico II
Ho avuto modo di leggere alcune riflessioni interessanti del dott. Paolo Maddalena, giudice contabile e successivamente componente della Corte Costituzionale, in merito allo schema di disegno di legge delega N. 2031 del 24 febbraio 2010.

Ritengo pertanto opportuno intervenire, in merito a tali considerazioni, con l’obiettivo di fare chiarezza su alcuni punti, anche nella considerazione che il testo, in questo periodo, costituisce oggetto di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare.....

Carlo Alberto Graziani: I beni comuni e il disegno di legge della Commissione RodotĂ . In relazione alle critiche

Alcuni interventi critici, forse anche un pò sopra le righe, nei confronti della proposta di legge di iniziativa popolare sui beni comuni dimostrano quanto sia facile il rischio di cedere a un’astratta contrapposizione fondata su categorie ideologiche anziché misurarsi con le questioni sostanziali impostandole correttamente anche sul piano concettuale per coglierne la vera portata. Affermare infatti che le norme contenute in quella proposta sono “sinergiche al paradigma liberista e ne allargano il dominio sui residui spazi sociali ancora preservati dai beni pubblici”, ritenere che l’impianto culturale sottostante sia “di fatto funzionale al domino dell’economico sul sociale attraverso iniziative di ulteriore smantellamento dello Stato e privatizzazione dei beni pubblici”, significa, per un verso, ignorare la lezione pluridecennale di Stefano Rodotà che nella Commissione ministeriale da lui presieduta aveva portato scienza e autorevolezza e, per altro verso, fraintendere completamente il significato e la portata di quella proposta e in particolare della norma – pietra dello scandalo - secondo cui “titolari di beni comuni possono essere persone giuridiche pubbliche o soggetti privati”.

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Carlo Alberto Graziani - Risposta a Paolo Maddalena sul disegno di legge della Commissione RodotĂ 

In un libro pubblicato nel 2014 Paolo Maddalena scriveva: «Un’ottima definizione dei beni comuni è stata data dalla Commissione Rodotà (….), la quale ha individuato come beni di uso comune quei “beni essenziali per la sopravvivenza dell’uomo e per lo sviluppo della persona umana, strettamente collegati ai diritti fondamentali”. Si tratta di una definizione che ha come retroterra l’affascinante tesi prospettata dallo stesso Rodotà, il quale ha così precisato il proprio pensiero nell’ultima edizione del suo famoso testo Il terribile diritto: “l’attenzione rivolta ai beni comuni non si risolve tutta nella costruzione di una nuova categoria di beni. L’astrazione proprietaria si scioglie nella concretezza dei bisogni, ai quali viene data evidenza soprattutto collegando i diritti fondamentali ai beni indispensabili per la loro soddisfazione. Ne risulta un cambiamento profondo. Diritti fondamentali, accesso, beni comuni disegnano una trama che ridefinisce il rapporto tra il mondo delle persone e il mondo dei beni ”».

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Comunicato Stampa del 7 febbraio 2019

UNA LEGGE POPOLARE PER I BENI COMUNI

al via la raccolta firme e la rete ad azionariato diffuso

 Comunicato stampa

Venerdì 8 febbraio parte la campagna di raccolta firme promossa dal Comitato Popolare di Difesa dei Beni Pubblici e Comuni "Stefano Rodotà", con una serie di iniziative in tutta Italia (per il calendario aggiornato degli eventi: https://www.benicomunisovrani.it/render.php?page=EVENTI) sulla proposta di legge di iniziativa popolare sul testo originario elaborato dieci anni fa dalla Commissione Rodotà................


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Polistena (RC) - Il Comune aderisce al Comitato Popolare di Difesa


Contributi Video del 19 Gennaio 2019

PER IL FUTURO DEI BENI COMUNI

UNA LEGGE POPOLARE per i Beni Comuni Sabato 19 gennaio 2019 - Roma La difesa dei Beni Comuni è stato l'obiettivo che ha animato i lavori della Commissione Rodotà: oggi, dopo 10 anni, questa lotta deve diventare la lotta di ogni comunità e territorio che troppo spesso hanno subito devastazioni e privatizzazioni di ogni genere. Abbiamo bisogno di ogni persona e di ogni organizzazione di questo Paese, perchè si possano raccogliere non solo le 50.000 firme necessarie per presentare la proposta in Parlamento, ma un milione di firme che riaprano, una volta per tutte, il dibattito a livello nazionale e che respingano, definitivamente, la dominante logica predatoria neoliberista. Con la nascita del Comitato Popolare di Difesa Beni Comuni, Sociali e Sovrani "Stefano Rodotà" e con la presentazione in Cassazione, il 18 dicembre a Roma, della proposta di legge di iniziativa popolare, si è aperto l'iter che ci porterà alla raccolta di firme sul territorio nazionale, sul testo originario della Commissione Rodotà. Mentre è in corso l'attività di costruzione della rete territoriale, con le adesioni e le disponibilità, il 19 gennaio, presso la Casa Internazionale delle Donne a Roma, si è svolta l'assemblea pubblica di lancio della CAMPAGNA DI RACCOLTA FIRME. L'invito è di aderire al Comitato e di partecipare così a questo importante esercizio di sovranità popolare, segnalandoci la disponibilità alla divulgazione e all’attività di raccolta firme, sul proprio territorio.

Ecco il link alla Playlist degli interventi. Buona visione.   Video
Qui il link all'intervento pomeridiano di Ugo Mattei.     Video



DDL RodotĂ , Legge di Iniziativa Popolare ed Azionariato Diffuso

DDL RODOTA’, LEGGE POPOLARE, AZIONARIATO DIFFUSO

l’attuazione della Costituzione ed il diritto ad avere diritti

 Dopo oltre 10 anni dal disegno di legge delega, frutto del lavoro della Commissione Rodotà e dopo oltre 7 anni dal referendum del 2011, meglio conosciuto come “referendum per l’acqua pubblica”, la situazione che viviamo è quella di un Paese che continua ad essere sempre di più esposto al rischio che il neoliberismo, con i suoi strumenti di privatizzazione selvaggia di ogni bene e servizio pubblico, affondi il colpo finale.

Possiamo quindi dirci consapevoli che l’azione popolare, quella che in attuazione della Costituzione ci chiama ad esercitare la nostra sovranità, sia quanto mai urgente; e che si è accumulato certamente un ritardo che va recuperato.

In questo contesto si inquadra l’iniziativa promossa dai componenti della Commissione Rodotà che viene portata avanti da un Comitato popolare per la difesa dei beni pubblici e comuni.

Un’iniziativa che si prefigge tre importanti obiettivi, il raggiungimento dei quali è unicamente nelle mani di ogni persona ed organizzazione che riterrà, condividendoli, di farli propri:

1)      Riportare al centro del dibattito nazionale l’intera questione dei “Beni Comuni”, riprendendo il testo originale del disegno di legge Rodotà e trasformandolo in un’iniziativa di legge popolare: un testo storico cui la società civile e la giurisprudenza stessa devono molto.

Questo obiettivo è già in corso di attuazione.

2)      Raccogliere perlomeno un milione di firme, e non solo le 50.000 necessarie per legge, perché il messaggio popolare sia coraggioso e forte aprendo una nuova stagione in cui al centro non vi siano solo numeri e contabilità, ma la persona, l’ambiente, il lavoro, in una sola parola l’attuazione del disegno costituzionale, di tutto ciò che sta nei suoi valori fondamentali e nell’indispensabile esigenza ecologista.

Questo obiettivo sarà raggiunto una volta trascorsi 6 mesi dalla vidimazione dei moduli per la raccolta firme, di cui si prevede l’inizio entro il mese di febbraio.

3)      Costruire una rete permanente ad azionariato diffuso, una Società Cooperativa di Mutuo Soccorso fra generazioni presenti e future: per l’esercizio della sovranità popolare, per unire lotte e comunità, con strumenti di democrazia diretta (Referendum, Legge di Iniziativa Popolare, Petizione), di azione giudiziaria, d’informazione e di formazione ecologica e in difesa dei beni comuni. Azioni da 1 Euro, acquisibili una tantum da ogni persona fisica o giuridica durante e dopo la raccolta firme. 

        Una rete solida e duratura pensata per rafforzare i legami e rendere più efficace l’azione comune. Un obiettivo di grande respiro, sfida per il presente e promessa responsabile per il futuro, da perseguire a partire dalla seconda metà del mese di febbraio.                     

Il successo di questa iniziativa non sarà decretato solamente dagli esperti e dagli attivisti dei “beni comuni”, ma anche dalla nostra capacità di far sentire l’importanza del coinvolgimento di ogni cittadino e cittadina, in Italia e non solo, nella costruzione di un ponte solido e duraturo verso un domani che rischia di non esistere più.

Chi desidera fare propria questa sfida non avrà che da lavorare a servizio, come molti stanno già facendo, sul proprio territorio e ovunque ne abbia la possibilità. Tutte e tutti potranno mettere a disposizione di questa causa la loro competenza ed esperienza, facendo valere le proprie ragioni e contribuendo concretamente, durante e dopo i sei mesi della raccolta firme, a scrivere insieme il testo di una legge delegata e il documento contenente principi irrinunciabili per la futura discussione parlamentare (da consegnare insieme alle firme), affinché il disegno di legge Rodotà possa diventare finalmente legge, la migliore possibile. 


Documento

IL NULLA, E IL MEGLIO, SONO NEMICI DEL BENE

Sono trascorsi più di dieci anni da quando la Commissione Rodotà elaborò il disegno di legge (ddl) delega sui beni comuni, sociali e sovrani (cioè quelli ad appartenenza pubblica necessaria).
E quel ddl, che non fu mai discusso in Parlamento, ha influito profondamente sulla prassi giuridica e popolare facendo diventare, nel tempo, i beni comuni una categoria dell’essere, nella quale si sono riconosciute lotte e comunità, e alla quale hanno fatto riferimento tutti gli studi successivi.

Quell’elaborazione che porta ancora oggi il nome di Stefano Rodotà, presidente e ispiratore di quella Commissione, aveva il chiaro obiettivo di riformare una parte del codice civile per uniformarla alla Costituzione, norma ad esso successiva.

In questi dieci anni non vi è stata alcuna altra proposta in tal senso, nessun disegno di legge, nessuna istanza popolare, organica o alternativa a quell’elaborazione, o anche applicativa di essa, se non il referendum sull’acqua pubblica del 2011, ispirato e prodotto sempre dalla stessa Commissione.
Dove sono stati in questi anni i giuristi, i filosofi, i praticanti, che oggi sollevano dubbi e perplessitĂ , piĂą o meno coerenti e raffinati, su quel lavoro? Cosa hanno prodotto di alternativo? Nulla!
E cosa ha proposto la classe politica che si è succeduta in Parlamento per riformare il codice civile ed adeguarlo, finalmente, alla nostra Costituzione? Nulla!
Di cosa hanno paura, quindi, coloro che oggi gridano “al lupo, al lupo”? del disegno di legge Rodotà?

No, il vero timore è l’esercizio della sovranità popolare, che il popolo possa esprimersi ed organizzarsi compiutamente attraverso due proposte: un’iniziativa di legge popolare, sul testo originario della Commissione, migliorato ed integrato dalla stesura di una legge delegata a cui potranno partecipare tutti; una rete permanente ad azionariato diffuso. Recuperando così un grave ritardo, mentre tutto il Paese scricchiola a colpi di vendite costanti.

Il riempirsi la bocca, ad ogni piè sospinto, di “Patria” e “Costituzione” nasconde spesso due diversi fenomeni: la volontà di procedere nella direzione opposta, se in malafede, ovvero il vuoto assoluto di proposte, se in buona fede. Entrambi i fenomeni producono una condizione di immobilità e arretramento; e cosa, invece, producono per la causa dei beni pubblici e comuni? Il nulla!

Chi si riconosce nelle istanze del Comitato RodotĂ  ha preso atto che occorre, con urgenza, produrre qualcosa in piĂą del nulla, ed invertire rapidamente la rotta.
4 febbraio 2019

Luigi De Giacomo
Documento

Ugo Mattei, su Fatto Quotidiano del 2019-02-01

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Video messaggio di Ugo Mattei del 2019-01-29

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20 Gennaio -Lucarelli

UN TESTO FONDAMENTALE PER RIPARTIRE

Tante delibere del Comune di Napoli tra il 2011 ed il 2013, (la modifica dello Statuto, la trasformazione di Arin Spa, il recupero di spazi abbandonati, consumo suolo zero, democrazia partecipativa) furono possibili sulla base del testo elaborato dalla Commissione RodotĂ  nel bienno 2007/2008.
La Corte di Cassazione, a sezioni riunite, nel 2011, dichiarava la laguna di Venezia bene comune sulla base di quel testo.
L'iniziativa referendaria contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali si basava anche su quel testo.
Insomma la storia recente in Italia sui beni comuni ha le sue radici nel testo della Commissione Rodotà. Sabato a Roma, alla Casa Internazionale delle Donne, nell'ambito di una partecipata e ricca assemblea, è partito il rilancio di quel testo attraverso una legge di iniziativa popolare.
Occorre creare un filo rosso tra tante esperienze territoriali e i grandi temi come la scuola, il lavoro, la sanitĂ  e i servizi pubblici, l'ambiente, tutte animate e mosse dalla consapevolezza che i diritti fondamentali vengono prima del mercato; che il saccheggio, la vendita dei beni pubblici, dei beni comuni, dei beni collettivi rappresenta il tradimento della nostra Costituzione; che vendere, privatizzare i beni pubblici, i beni comuni, i beni sociali significa decretare la fine della democrazia sociale; che i diritti di cittadinanza come dice l'art. 53 hanno bisogno di un fisco democratico.
Con tante persone ed organizzazioni vogliamo ripartire da quel testo con l'obiettivo ambizioso di raccogliere un milione di firme: è un testo perfettibile ma fondamentale per ripartire dai territori, con un progetto di crescita e condivisione collettiva che unisca lotte e comunità!

Alberto LUCARELLI


La Democrazia dei Beni Comuni

Segui i video dell'evento


UN CAFFE CON UGO MATTEI E DANILO D`ANGELO

Danilo D'Angelo e Ugo Mattei si incontrano per un caffè a Torino presso il Caffè Elena di Piazza Vittorio Veneto, 5 e discutono della questione Beni Comuni.
Durante l'incontro vengono affrontati quattro temi:
  • cap. 1 di 4 BENI COMUNI | Ideologia
  • cap. 2 di 4 BENI COMUNI | ProprietĂ  privata e privatizzazioni
  • cap. 3 di 4 BENI COMUNI | Ecologia
  • cap. 4 di 4 BENI COMUNI | Il cambio epocale

DOCUMENTI e LINK

 Intervista a Stefano Rodotà
"Alcuni beni sono pubblici e sovrani"(Ugo Mattei , Il Fatto Quotidiano 17/08/2018)
 Ugo Mattei 2018-12-09
 Ugo Mattei 2018-12-06
 I beni comuni uni e trini, e il capitalismo proprietario
 Atto costitutivo e Statuto del Comitato
 Articolo di Carlo Petrini su Repubblica (1-12-2018)
 Disegno di Legge n.2031 (24-feb-2010)
 Comunicato Stampa per l'evento del 30 Novembre
 Link alle sessioni video del 30 Novembre
 Appello di Alberto Lucarelli e Ugo Mattei
 Invito all'evento del 30 novembre 2018
 Evento su FaceBook
 Locandina
 Proposta di Legge di Iniziativa Popolare
 Commissione Rodotà - relazione illustrativa proposta di legge

Se la Democrazia Respira- (Per la tutela dei Beni Comuni)

La Commissione sui beni pubblici presieduta da Stefano Rodotà, che lavorò dal 2007 al 2008 sottolineò l’importanza e l’urgenza di difendere i «beni comuni», quei beni che permettono l'esercizio dei diritti fondamentali nonché il libero sviluppo della persona e vanno governati nell’interesse delle generazioni future...

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Intervista ad Ugo Mattei su Radio Popolare

Vi invitiamo ad ascoltare il podcast della intervista di Ugo Mattei su Radio Popolare

Il Link al podcast è il seguente

https://www.radiopopolare.it/podcast/memos-di-mer-0901

Memos, il promemoria sull’attualità di Radio Popolare, è il programma radiofonico in cui il conduttore, Raffaele Liguori, vi accompagna nel suo giro quotidiano di conversazioni.  Memos è in onda sulle frequenze di Rp (e in streaming su radiopopolare.it) dalle 20.00 alle 20.30 dal martedì a venerdì.



Una sfida alla mercificazione


Condividiamo l'interessante articolo a firma di Paolo Cacciari su "Comune Info"

".. Attraverso una nuova classificazione dei beni verrebbero rafforzati i vincoli di inalienabilità e di destinazione d’uso dei beni pubblici demaniali: sia quelli necessari allo stato e agli enti territoriali per svolgere i loro compiti istituzionali, sia quelli funzionali al soddisfacimento di interessi collettivi, sociali e civili dei cittadini. Quindi, le infrastrutture, gli ospedali, gli edifici pubblici, le reti locali di pubblico servizio, l’edilizia residenziale pubblica ed altro ancora che Parlamento e Governo potranno indicare. Inoltre, la vera innovazione prevista dalla legge è l’introduzione nell’ordinamento giuridico della nuova categoria dei “beni comuni”, ossia: “cose che [a prescindere dal titolo di proprietà a persone giuridiche pubbliche o private] esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali, nonché al libero sviluppo della persona”. A titolo esemplificativo la legge Rodotà indicava come beni comuni le risorse naturali, le acque, i boschi, la fauna e la flora selvatiche, i beni archeologici, le zone paesaggistiche e altro ancora.

In tal modo si alzerebbe un argine alla “messa a reddito” del patrimonio pubblico e si aprirebbe una varco attraverso il quale le innumerevoli esperienze di rigenerazione in atto in molti luoghi d’Italia di immobili dismessi e di aree agricole abbandonate potrebbero trovare una chiara soluzione giuridica....."

Articolo completo al link https://comune-info.net/2019/01/una-sfida-alla-mercificazione-beni-comuni/



Claudio Messora (Byoblu) intervista Ugo Mattei (17 Gennaio 2019)


Nasce il Comitato Popolare di Difesa Beni Comuni, Sociali e Sovrani

Dopo la giornata di studi del 30 novembre, che ha riscosso consenso e partecipazione, si è costituito il Comitato Popolare di Difesa Beni Comuni, Sociali e Sovrani"Stefano Rodotà" per portare avanti la proposta di legge di iniziativa popolare sul disegno di legge frutto del lavoro della Commissione Rodotà, che ha aperto un dibattito in Europa influenzando percorsi giuridici a livello internazionale, nazionale, regionale e locale, ma che non è mai stato trasformato in legge.
A gennaio 2019 sarĂ  convocata l'assemblea pubblica che ufficializzerĂ  l'avvio delle fasi operative.

LEGGE BENI COMUNI - Battaglia nel segno di Stefano RodotĂ 

Beni Comuni, un milione di firme nel segno del prestigioso giurista

Condividiamo l'interessante articolo a firma di Paolo Cacciari su "Comune Info"

"Un ritorno al futuro nel nome di Stefano Rodotà. Potrebbe essere definito così l’ambizioso progetto del Comitato popolare in difesa dei beni comuni, sociali e sovrani, che al prestigioso giurista, scomparso nel 2017, è dedicato. Un Comitato che si è dato l’obiettivo di far rivivere uno dei lasciti più interessanti, e meno applicati, della vita politica di Rodotà, la legge istitutiva dei Beni comuni a cui lavorò nel 2007 e che nessun Parlamento ha mai sentito il bisogno nemmeno di discutere. L'INIZIATIVA si è dipanata lo scorso 30 novembre con un convegno all’Accademia dei Lincei di Roma, stesso giorno in cui si è costituito il Comitato che il prossimo 19 gennaio terrà l’assemblea nazionale di lancio della raccolta firme sul testo di legge di iniziativa popolare depositato in Cassazione. I promotori del Comitato sono in gran parte quelli che componevano la Commissione Rodotà a partire dal professor Ugo Mattei, vicepresidente di quell’organismo e presidente del Comitato attuale.

La novità dell’iniziativa,però, sta in almeno tre mosse.

La prima è di non limitarsi, nella raccolta delle firme per la legge popolare, alle 50 mila che la legge richiede, ma di arrivare a un cifra molto superiore: un milione.

L’altra idea-chiave è quella di ricalcare fedelmente, nel progetto di legge, il testo della proposta Rodotà.

Terza idea, ancora più inedita, costituire una Società cooperativa ad azionariato popolare "nell’interesse dei beni comuni edellegenerazioni future che costituisca una infrastruttura stabile a disposizione di tutti per le prossime battaglie" come spiega Ugo Mattei in questa conversazione con il Fatto. Senza la minima ambizione elettorale ma anche con l’auspicio che il dibattito sulla riforma degli strumenti di democrazia diretta, a partire dalle modifiche istituzionali alla legge di iniziativa popolaree al referendum stesso, possa favorire il progetto. Al di là di quell’esito, l’iniziativa ambisce comunque a reggersi sulle proprie gambe. "Puntiamo a collocare un milione di azioni da un euro -spiega Mattei - che potranno essere sottoscritte direttamente ai banchetti di raccolta firme. Il risultato dovrebbe essere quello di avere a disposizione uno strumento concreto per ingaggiare battaglie in difesa dei beni comuni". Non si è riusciti finora a cambiare le regole del diritto - anche se la legge di iniziativa popolare a quello punterebbe - e allora la mossa alternativa è quella di dotarsi di strumenti mutualistici e di agire direttamente. "La nostra idea è di costruire anche una piattaforma Block-chain, da utilizzare per decidere democraticamente, una testa, un voto, come impiegare il capitale raccolto". Il mutualismo delle origini si era mosso in questo modo, costituendo direttamente "istituzioni" alternative - allora furono le società di mutuo soccorso, le cooperative, poi i sindacati e i partiti - per agire direttamente nel campo pubblico. Al di là della proprietà comune di beni comuni Mattei definisce il progetto una "operazione costituente di democrazia diretta" che non si limita ad utilizzare gli strumenti esistenti, il referendum, ma prova a darsene di propri. "Il referendum per l’acqua pubblica, su cui abbiamo raccolto 1,7 milioni di firme, è stato un grande evento e un grande successo ma quella partecipazione non si è sedimentata in infrastrutture democratiche". La Società ad azionariato popolare dovrebbe servire meglio allo scopo..........

Continua...